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N.511 - 19/11/2018

Giornata del Ringraziamento, occasione per fare un bilancio dell’annata agraria tra luci e ombre

Verona, 19 novembre 2018 - Si è celebrata sabato 17 novembre alle 18.30 nella Basilica di San Zeno a Verona la 68ma Giornata del Ringraziamento provinciale. La tradizionale ricorrenza viene festeggiata dalla Coldiretti dal 1951 in tutta Italia con una manifestazione promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) per rendere grazie per il raccolto dei campi e per chiedere la benedizione sulla nuova annata.
L’appuntamento, a cui hanno partecipato imprenditori agricoli e Autorità civili e militari, è stato alle 17,30 con il raduno dei mezzi agricoli davanti al sagrato della Basilica per essere benedetti verso le ore 20 al termine della celebrazione della Santa Messa che sarà officiata alle 18.30 dal Vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti.
Nel messaggio della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, i vescovi, indicando la necessità di «un’agricoltura contro la diseguaglianza», denunciano «i processi di omologazione globale dei mercati agroalimentari che hanno mortificato quel contributo delle diversità culturali». 
«La Giornata del Ringraziamento – ha evidenziato Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona – è una ricorrenza importante che ha lo scopo di presentare al Signore gioie e sofferenze, fatiche e speranze del lavoratore della terra, che ha un ruolo fondamentale nella società, nella produzione di cibo e nella tutela dell’ambiente. E’ un momento d’incontro e condivisione ma anche un’occasione per riflettere sull’annata agraria e sulla situazione del comparto agricolo».
Il Vescovo Mons. Zenti ha ricordato che gli agricoltori sono i custodi della terra anche se i dissesti idrogeologici si stanno manifestando. Infatti, ha detto: «l’annata agraria è stato tutto sommato soddisfacente rispetto ai drammi di Belluno, nonostante i problemi della cimice asiatica. In 50 anni il progresso tecnologico ha aiutato gli agricoltori. Purtroppo sono anche cambiati i rapporti in un mercato globalizzato con la concorrenza sleale e clamorose truffe che mandano in crisi aziende affermate. Alterare il prezioso ruolo degli agricoltori significa lanciare boomerang, mettendo in crisi i valori della famiglia, della responsabilità sociale e della solidarietà che significa mettersi nei panni chi è in difficoltà». 
Anche nel 2018 le variazioni climatiche hanno fatto sentire i suoi effetti nella campagna veronese ma l’annata si presenta positiva per olio e vino. Il comparto cerealicolo dalle grandi colture come soia e mais legate presenta le difficoltà tipiche del settore che vanno ascritte più che all’andamento meteo, ai prezzi bassi e calanti nel tempo. La frutticoltura è stata danneggiata dalla presenza della cimice asiatica: le rilevazioni sul territorio segnano perdite nella media del 40% per la soia, del 30% per l'orticoltura. Le punte massime riguardano il pero con percentuali fino all'80%; melo, pesche e nettarine contano perdite di raccolto attestate intorno al 40% e al 35% per il kiwi. 
La campagna olivicola si presenta buona con una stima di un + 40% di olive presenti sulle piante. La superficie coltivata a olivo in Veneto, secondo i dati di Veneto Agricoltura, è leggermente cresciuta (4.980 ettari, +0,4%), in virtù dell’entrata in produzione degli impianti messi a coltura negli anni precedenti. Verona si mantiene stabile con 3.530 ettari, concentrando circa il 70% delle superfici regionali.
Il vino è la voce che più esalta questi numeri con un +22% rispetto alla scorsa annata. Un primo consuntivo delle uve precoci conferma il balzo in avanti. Chardonnay e Pinot e poi il Glera di pianura e collina e a seguire i rossi Merlot e Cabernet. Raboso Piave e il Veronese hanno chiuso le operazioni di raccolta ad ottobre. Da considerare anche i vitigni autoctoni come la Garganega e la Durella performanti e sempre più coltivati dai giovani imprenditori. 
Il comparto lattiero-caseario ha subito nel corso dell’anno una flessione nelle quotazioni del latte, tuttavia, alcuni segnali di ripresa ci sono ma occorre puntare su produzioni a denominazioni sempre più sostenibili e, perciò, in grado di essere valorizzate al meglio sui mercati. La carne bovina ha mantenuto, tutto sommato, il buon livello dei prezzi dell’anno scorso, consentendo agli allevatori di traguardare il futuro in modo meno incerto; anche per questo comparto serve una maggiore diversificazione dell’offerta e una accentuazione della sostenibilità della produzione. Il comparto avicolo è per fortuna uscito dalla crisi produttiva causata dall’influenza aviaria, attraverso una consapevole gestione del problema e adeguate misure di accompagnamento sostenute dal PSR che hanno consentito un ulteriore passo in avanti dal punto di vista del benessere degli animali, con passaggio a forme meno intensive e in diversi casi al metodo biologico. Strumento importante per la leva competitiva per gli under 40 è il Programma di Sviluppo Rurale che gestisce, dal 2015 al 2017, ha finanziato circa 1000 primi insediati e altrettante imprese che intendono migliorare le strutture investendo sul benessere animale, sulla riduzione dell’impatto ambientale, ma anche sulla riscoperta di antiche vocazioni come la pastorizia e la bachicoltura.  
«Coldiretti  mette in campo – ha aggiunto Salvagno - alcune sfide per il Veneto come leader della ricerca e del territorio vocato alla sostenibilità ambientale. E’ questo il comune denominatore che unisce cinquanta soggetti privati e non in una “Rete Bio Innovativa”. Si tratta di una filiera che prevede produzione, trasformazione, distribuzione compresi servizi di consulenza. La crescita del biologico non conosce interruzioni da alcuni anni a questa parte e il Veneto non fa eccezione. Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili, il Veneto nel 2016 ha aumentato la sua superficie biologica del 35%, sfiorando i 24 mila ettari. La provincia di Verona ha un’incidenza sulla superficie del 27%, quindi nel veronese si contano 6.500 ettari convertiti al biologico. Dal lato degli allevamenti, cresce il numero di capi biologici nelle diverse filiere, in particolare nel settore avicolo che, come noto, concentra nella Provincia di Verona la gran parte della produzione. In crescita a anche il vigneto biologico che conta 5.000 ettari». 
«Come confermano gli ultimi dati Istat relativi al secondo semestre 2018 – ha ammesso Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona - il Nord-Est è l’area dove le esportazioni crescono di più (+3,8%), con il Veneto che gioca un ruolo chiave soprattutto all’interno dell’Unione Europea. Protagonista assoluto è il settore agroalimentare che conferma la regione prima in Italia in termini di fatturato, con una quota di 6,6 miliardi di euro nel 2017 e una crescita del 37% negli ultimi cinque anni. L’agroalimentare svolge un effetto traino unico sull’intera economia per l’impatto positivo di immagine sui mercati esteri dove il cibo italiano e veronese è sinonimo di qualità, grazie al lavoro degli imprenditori agricoli e alle eccellenze delle loro produzioni che permettono di raccontare al mondo il nostro modello agroalimentare e i suoi valori unici». 
 

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