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N.505 - 17/10/2018

Invasione di cimice asiatica, l’agricoltura veronese paga un conto salato. Danni alla frutticoltura veneta per 90 milioni di euro

Verona, 17 ottobre 2018 - Con l’abbassarsi delle temperature, le cimici dopo aver provocato ingenti danni alle coltivazioni si stanno spostando verso i centri abitati per cercare un riparo per superare la stagione invernale: infatti si vedono  sciami che si posano su porte, mura delle case proprio in questi giorni di inizio migrazione. Nelle campagne si contano i danni provocati da questi insetti insaziabili che hanno colpito soia, mais, pere, mele, pesche e kiwi con danni notevoli. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti per l’arrivo in Italia della “cimice marmorata asiatica” che è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta gli studiosi la definiscono una varietà estremamente polifaga che si nutre di un’ampia varietà di specie coltivate e spontanee. Coldiretti Veneto e Verona stanno svolgendo un monitoraggio nelle campagne iniziato già a partire dal mese di luglio e da quel momento è stata un’escalation negativa: a farne le spese, in particolare, è la frutticoltura veneta. Numerosi anche gli incontri tecnici organizzati dalla Federazione scaligera rivolti ai produttori con esperti del settore nelle varie zone che continueranno in autunno e inverno per tenere alta l’attenzione sul problema.
Le rilevazioni sul territorio scaligero segnano perdite nella media del 40% per la soia, del 30% per l’orticoltura. Le punte massime riguardano il pero con percentuali fino all’80%; melo, pesche e nettarine contano perdite di raccolto attestate intorno al 40% e al 35% per il kiwi.  Un conto salato per il comparto frutticolo che, secondo le stime di Coldiretti, è del valore di 90 milioni di euro alla produzione. 
Il nome scientifico è Halyomorpha halys, o cimice marmorata originario dall`Asia orientale, in particolare da Taiwan, Cina, Giappone è una varietà estremamente polifaga che si nutre di un`ampia gamma di specie coltivate e spontanee. E’ solo l’ultimo dei parassiti alieni che con i cambiamenti climatici hanno invaso l’Italia, provocando all’agricoltura e alle grandi coltivazioni nel nord Italia danni stimabili in oltre un miliardo.
«In attesa che la ricerca ottenga risultati sperimentabili su vasta scala – precisa Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona – abbiamo chiedendo alla Regione Veneto un intervento nell’immediato per  difendere i frutteti specializzati con reti-antiinsetto e, a breve termine, vista la gravità della situazione, delle possibili soluzioni al mondo della ricerca in particolare sui parassitoidi  in grado  di  contenere questo insetto alieno. Una  lotta efficace si fa attraverso una combinazione di vari fattori oltre alle reti antiinsetto dove è possibile, la conoscenza delle fasi di sviluppo dell’insetto e del momento più opportuno per intervenire con i presidi sanitari». 
La diffusione degli insetti, che non hanno in Italia antagonisti naturali, è stata favorita da temperature ben al di sopra delle medie, in un 2018 che si classifica fino ad ora come l’anno più bollente dal 1800 con il mese di settembre che ha fatto registrare temperature superiori addirittura di ben 1,82 gradi e precipitazioni inferiori del 61% la media storica di riferimento (1971-2000), sulla base dei dati Isac Cnr relativi ai primi nove mesi dell’anno.

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